Waze e Google Maps non mostrano più i tragitti più brevi, utenti furiosi

Chi apre Waze o Google Maps in questi giorni può avere una sorpresa: l’itinerario proposto non è sempre il più rapido, né il più corto. Le app di navigazione di casa Google stanno iniziando a privilegiare i percorsi con minore impatto ambientale e a velocità più contenute, in linea con una normativa francese che punta a ridurre le emissioni e a gestire meglio il traffico. Una svolta che piace alle istituzioni, molto meno a una parte degli utenti.

Che cosa è cambiato davvero in Waze e Google Maps

Il cambio di rotta nasce dal decreto francese n. 2022-1199, che riguarda tutti i servizi digitali di assistenza agli spostamenti. Il testo è chiaro: quando un’app propone un itinerario, deve mettere in evidenza quello con il minor impatto in termini di emissioni di gas serra, non quello più corto in chilometri o più veloce in minuti.

Le app di navigazione devono dare priorità agli itinerari meno inquinanti e, quando possibile, limitare i tratti ad alta velocità, proponendo alternative più lente ma teoricamente più “verdi”.

Una seconda novità tocca direttamente gli amanti dell’autostrada. Se un percorso include una tratta con limite di velocità pari o superiore a 110 km/h, l’app deve offrire una variante con velocità ridotta di 20 km/h. Quindi, dove si può andare a 130, il sistema proverà a suggerire il percorso a 110 o comunque quello che comporta velocità medie più basse.

L’ombra lunga del decreto francese e l’effetto sulle app

Il decreto nasce in Francia, ma riguarda colossi globali come Google e Waze. Adeguarsi solo a un singolo Paese, però, è complicato dal punto di vista tecnico e commerciale. E così molte funzioni sperimentate o pensate per il contesto francese tendono a estendersi anche ad altri mercati, almeno come opzione o come logica di base.

Il risultato è che gli algoritmi che calcolano il percorso “ottimale” non guardano più a un unico parametro. Oggi nella valutazione rientrano elementi come:

  • consumo stimato di carburante o energia
  • livello di congestione medio del tragitto
  • presenza di tratti autostradali veloci
  • possibilità di deviare su strade meno trafficate

Per l’utente questo si traduce in percorsi leggermente più lunghi, a volte con più curve o attraversando centri abitati, ma con una promessa: meno emissioni e un flusso di traffico più fluido su larga scala.

Perché tanti utenti sono arrabbiati

La reazione di una parte della community non si è fatta attendere. Chi usa Waze e Google Maps da anni si era abituato a un concetto semplice: l’app mi fa risparmiare tempo, punto. Il passaggio a una logica “eco-prioritaria” viene percepito come un tradimento di questa promessa.

Molti automobilisti hanno l’impressione che l’app “si ostini” a evitare l’autostrada o certe tangenziali, anche quando sembrano chiaramente le opzioni più rapide e intuitive.

➡️ Secondo la psicologia, chi è sempre gentile con tutti spesso nasconde una profonda stanchezza emotiva che pochi notano

➡️ Uno psicologo dice: “Le persone emotivamente stabili non pensano più così”

➡️ Dimentica il classico armadio in camera da letto, ora tutti vogliono questa alternativa salva spazio

➡️ Psicologi spiegano perché alcune persone si sentono a disagio quando ricevono complimenti

➡️ Chi parla con se stesso a voce alta mostra spesso un livello cognitivo più elevato, spiegano gli psicologi

➡️ “Credevo che il problema fosse il lavoro”: invece era il modo in cui vivevo le mie giornate

➡️ Uno psicologo racconta: “Molte persone stanno meglio quando smettono di vivere questo come un fallimento personale”

➡️ Questo semplice cambiamento nell’ambiente può ridurre lo stress in meno di una settimana

Sui social e nei forum si leggono lamentele ricorrenti:

  • “Mi propone un giro assurdo, quando so benissimo che l’autostrada è libera”
  • “Per costringermi a un percorso ecologico mi fa perdere dieci minuti”
  • “Non voglio fare il tester di politiche ambientali: voglio solo arrivare prima”

La frizione nasce dal fatto che le app hanno cambiato il comportamento predefinito. In molti casi il percorso più ecologico diventa l’opzione principale, mentre quello più rapido viene relegato a scelta alternativa. Per trovarlo, occorre un tocco in più, un controllo nelle impostazioni o un confronto manuale tra le diverse linee colorate sulla mappa.

La spinta delle autorità: meno traffico, più sicurezza

La trasformazione non ha solo una matrice climatica. C’è anche una forte componente di gestione del traffico e di ordine pubblico, emersa in modo evidente nell’area di Parigi.

La regione Île-de-France, per esempio, aveva già chiesto a Google di modificare il funzionamento di Maps per evitare la saturazione di alcune linee di trasporto e delle principali arterie stradali, soprattutto in vista dei grandi eventi come le Olimpiadi. L’idea è semplice: se tutti seguono l’itinerario “migliore” in senso stretto, cioè il più diretto, quel percorso diventa immediatamente il più congestionato.

Per questo è stata sviluppata l’app “Île-de-France Mobilités”, pensata proprio per distribuire i flussi su itinerari alternativi. Non sempre i più brevi, ma quelli che, nel complesso, consentono di ridurre le code e i rischi legati a situazioni di sovraffollamento.

Le autorità regionali hanno persino evocato la possibilità di chiedere la chiusura di app che non collaborano, definendo la gestione dei flussi di mobilità “un tema di sicurezza pubblica”.

Messaggio chiaro ai giganti del digitale: la navigazione non è più un semplice servizio di comfort, è un pezzo di infrastruttura critica per il funzionamento di una metropoli.

Itinerari più lenti, aria più pulita? Il nodo delle emissioni

La domanda di fondo è se questi nuovi criteri possano davvero fare la differenza sulle emissioni. Dal punto di vista teorico, ridurre le velocità massime e i tratti autostradali spinti aiuta, perché i consumi di carburante crescono molto con la velocità. Una guida più lineare, con meno accelerazioni, tamponamenti e stop improvvisi, tende a ridurre i consumi medi.

D’altra parte, un percorso più lungo in chilometri può annullare il vantaggio, se il tempo di percorrenza aumenta troppo o se si attraversano zone urbane con semafori e rallentamenti continui. Il bilancio reale dipende da molte variabili: tipo di auto, stile di guida, orario, meteo, incidenti improvvisi.

Per rassicurare l’utente, Waze e Google Maps mostrano sempre più spesso l’“impronta di CO2” associata a ciascun tragitto. L’idea è rendere visibile il contributo stimato in termini di emissioni, un po’ come già avviene per i voli aerei.

Che cosa indica davvero la “traccia di CO2” sul percorso

La stima dell’impronta di CO2 si basa su modelli medi, che incrociano diversi fattori:

  • tipo di strada (urbana, extraurbana, autostrada)
  • velocità media attesa
  • profilo altimetrico (salite e discese)
  • congestione storica su quel tratto

L’app non conosce il modello preciso della tua auto né il suo stato di manutenzione, quindi la cifra mostrata è una media statistica, non un dato personale. Funziona come bussola per chi vuole ridurre il proprio impatto, ma non è una misura scientifica al chilogrammo.

Scenari pratici: quando l’itinerario “eco” conviene e quando no

Per capire meglio le conseguenze, si possono immaginare alcune situazioni tipiche:

  • Tratta autostradale in orario di punta: l’app potrebbe evitare un raccordo noto per le code e instradare verso una parallela extraurbana più scorrevole. Tempo simile, meno stress, consumi più bassi.
  • Viaggio lungo, autostrada libera: se il percorso “eco” è solo leggermente più lento, chi non ha vincoli stretti di orario può accettare il compromesso. Chi lavora con appuntamenti serrati lo percepisce invece come un ostacolo.
  • Tragitti urbani brevi: in città il margine di scelta è ridotto. Qui la logica ecologica potrebbe incidere poco sul percorso, ma influire su suggerimenti come evitare giri inutili o strade ipertrafficate.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la stanchezza. Un itinerario formalmente più lungo ma meno nervoso, con meno stop & go, può portare il guidatore a fine giornata più lucido e meno esaurito. Un beneficio difficile da quantificare, ma reale.

Come regolare le impostazioni e cosa aspettarsi nel prossimo futuro

Molti utenti non sanno che una parte del comportamento delle app si può modulare. In genere è possibile:

  • attivare o disattivare autostrade e pedaggi
  • dare priorità al percorso più veloce anziché a quello consigliato
  • visualizzare sempre almeno due o tre alternative di itinerario

Queste opzioni non annullano l’effetto delle nuove regole, ma aiutano a trovare un equilibrio personale tra tempo, comfort e sensibilità ambientale. Nei prossimi anni è probabile che le app introducano profili più dettagliati, ad esempio “risparmio carburante”, “tempo minimo”, “percorso panoramico” o “basso impatto ambientale”, lasciando all’utente una scelta più trasparente.

C’è poi un’altra variabile in arrivo: l’elettrificazione del parco auto. Per chi guida un’auto elettrica, un percorso con velocità più basse e poche accelerazioni violente non è solo più “verde”, ma spesso garantisce più autonomia e meno soste alla colonnina. In questo scenario, la logica degli itinerari eco diventa uno strumento pratico per viaggiare con più serenità, non solo una misura imposta dall’alto.

Scroll to Top